«Un carpentiere era stato chiamato, insieme al figlio, per eseguire un lavoro sul TETTO del Tempio, senza retribuzione alcuna, ma solo quale OFFERTA a Dio.
Ma ci fu un incidente di lavoro e il padre carpentiere cadde dal pinnacolo del Tempio, forse a causa di uno spostamento, un po' più energico da parte del figlio, nella posizionatura del NUOVO architrave.
Constatata la morte del padre, il figlio disperato fuggì nel deserto e, non avendo portato nulla con se, dopo alcuni giorni, cadde stremato per terra. Essendo un posto poco trafficato, non fu soccorso nè da un sacerdote, che pensò che fosse stato derubato e pertanto senza denari al seguito, e nemmeno da un levita che non volle sporcarsi con chi sembrava stato percosso a sangue.
Passò, IN VECE, un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”.
Il Figlio carpentiere, quando si riprese nel corpo e nello spirito, seppe dell'aiuto VITALE ricevuto e cercò di conoscere quella PERSONA che volle condividere la SUA SOFFERENZA.
Si informò, ma le notizie si persero in fondatezza perchè cominciò ad avere dubbi se quella PERSONA venuta in aiuto fosse un maschio o una femmina, ma di certo con un IMMENSO AMORE MATERNO.
Ricordava solo la LUCE dei suoi OCCHI e l'AMORE che sprigionava.
Passo molto tempo, da quell'incontro, e LUI smise di trasformare il suo lavoro, tra legni e pietre, in nutrimento quotidiano.
Volle approfondire il senso della SUA VITA e anche il perchè di quel SALVAtaggio.
Passo quanche anno in un luogo desertico e molti lo conoscevano come UNO USCITO FUORI di SE, ma affascianava le genti per il SUO gridare la VENUTA del REGNO di DIO in SE.
Un GIORNO ebbe una VISITA particolare, non materiale, che gli fece comprendere la SUA trasformazione. Questa PRESENZA gli disse che: "CHI VIENE dall'ALTO E' AL DI SOPRA DI TUTTIi; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra. CHI VIENE DAL CIELO E' AL DI SOPRA DI TUTTI". Pertanto, cominciò ad attestare e a impersonare questa PRESENZA che era entrata in LUI COME una colomba che si posa, sbattendo le ali in un modo particolare nell'atterrare in un luogo non FERMO. Comincioò a vedere e a udire CHI ERA UNO con LUI, eppure nessuno lo comprendeva. Però LUI che la accettava, GLI RESE TESTIMONIANZA e SOSTENNE, da quel momento in poi, che Dio è veritiero. Infatti colui che Dio manda proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura.
Come il padre gli aveva dato in mano ogni cosa fin da quando era un UMANO, adESSO li consegna qualcosa di più IMMENSO perchè AMA il FIGLIO.
"Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio incombe su di lui". All'ORA quarta del pomeriggio ... smise di aspettare la gente che veniva da LUI per sentirlo e si mise in cammino con alcuni amici per ANDARE LUI stesso a cercarli..
Giunse in una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che il patriarca Giacobbe aveva dato a suo figlio Giuseppe. Qui c'era un pozzo fin dai tempi di Giacobbe. Dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno, del giorno dopo. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua e approfitto per chiederle da bere. I suoi amici infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: "Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?". I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Ma il "FIGLIO" le rispose: "Se tu conoscessi il dono di Dio, che è già in te, e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva e amorevole". Gli disse la donna: "Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?". Rispose il FIGLIO: "Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna". "Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua". Le disse: "Và a chiamare tuo marito e poi ritorna qui". Rispose la donna: "Non ho marito". Le disse Gesù: "Hai detto bene "non ho marito"; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero". (disse questo perchè aveva riconosciuto la donna che abitava insieme a CHI LUI cercava da tempo). Gli replicò la donna: "Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare". All'ORA le disse: "Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. DIO E' SPIRITO, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità". Gli rispose la donna: "So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa".
LE DISSE: "SONO IO CHI ASPETTATE".
In quel momento giunsero i suoi amici e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: "Che desideri?", o: "Perché parli con lei?". La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: "Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?". Uscirono allora dalla città e andavano da lui.
Intanto gli amici, che avevano portato da mangiare, lo pregarono di mangiare, ma LUI rispose: "Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete".
E gli amici si domandavano l'un l'altro: "Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?". Ma LUI disse loro: "MIO NUTRIMENTO è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che gia biondeggiano per la mietitura. E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete. Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro".
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: "Mi ha detto tutto quello che ho fatto". E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e dicevano alla donna: "Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo".
Venne ospitato in casa di quella donna, di nome MARTA, che non aveva marito ma risultava MARiTATA.
Ella, in VECE, aveva una sorella, di nome MARia, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua VITA. Marta invece era distolta per i molti servizi materiali.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria sta comprendendo che NULLA viene nascosto al SIGNORE DIO NOSTRO».
Una creatura in formazione che segue chi è più VERO e cerca di richiamare chi ha ancora dei dubbi. Tutto con un senso, in un senso, nell unico senso
martedì 9 ottobre 2012
lunedì 8 ottobre 2012
GESU' VERO LUCIFERO
L’Exultet, il canto liturgico della Chiesa cattolica cantato la notte di Pasqua, recita:
Flammas eius lúcifer matutínus invéniat:
ille, inquam, Lúcifer, qui nescit occásum.
Christus Fílius tuus,
qui, regréssus ab ínferis, humáno géneri serénus illúxit,
et vivit et regnat in sæcula sæculórum. Amen.
La traduzione ufficiale sarebbe:
Lo trovi acceso la stella del mattino,
questa stella che non conosce tramonto:
Cristo, tuo Figlio, che risuscitato dai morti
fa risplendere sugli uomini la sua luce serena
e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
Nel primo verso notiamo subito l’epiteto di Lucifero “Stella del mattino”. Ma non è tutto.
Seppur “lucifer” nel secondo verso venga a volte presentato con la lettera minuscola, in realtà, nella versione corretta, quella formulata nella seconda metà del XII secolo da papa Innocenzo III, “lucifer” viene reso come nome proprio, ovvero con la maiuscola.
Seppur “lucifer” nel secondo verso venga a volte presentato con la lettera minuscola, in realtà, nella versione corretta, quella formulata nella seconda metà del XII secolo da papa Innocenzo III, “lucifer” viene reso come nome proprio, ovvero con la maiuscola.
Di conseguenza, la traduzione corretta dovrebbe essere la seguente:
Lo trovi acceso la stella del mattino,
Lucifero che non conosce tramonto:
Cristo, tuo Figlio, che risuscitato dai morti
fa risplendere sugli uomini la sua luce serena
e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
Questa traduzione, fedele al testo originale, corrisponde di fatto al ruolo di Lucifero nella tradizione esoterica.
Lucifero simboleggia, come detto in precedenza, la luce della ragione, rappresentata per l’appunto dalla fiaccola. La ragione, però, è solo un aspetto dell’essere umano. L’altro è quello che trascende la ragione, legato all’anima, all’intuito. Come scrive M.P. Hall, Lucifero rappresenta la mente intellettiva priva della sua controparte spirituale. Lucifero è, per questo, chiamato “falsa luce,” anche se una descrizione più esatta sarebbe forse “luce incompleta.” La ragione, infatti, non basta a riconoscere la verità. È solo tramite l’integrazione delle facoltà intellettive con quelle non-razionali che la verità può essere raggiunta. Stiamo parlando quindi di un processo di crescita, trasformazione, o per l’appunto resurrezione. Ed è proprio questa la narrativa che ci viene illustrata nel canto liturgico dell’Exultet. Lucifero/Gesù, “Lucifero che non conosce tramonto”, la “falsa luce”, viene redento dalla vera luce, il secondo Logos, il “Figlio”, ovvero il Cristo.
Riguardo a questa trasformazione, il mistico Rudolf Steiner disse:
Il Cristo è preceduto dalla fiaccola di Lucifero risuscitato, di Lucifero convertito al bene,
che porta il Cristo stesso.
Egli è il portatore della luce; Cristo è la luce.
Cristo è quindi un Lucifero/Gesù maturo, ispirazione archetipale di un essere umano altrettanto completo.
NON SI PUO' EREDITARE dal PADRE se non si E' FIGLI in TUTTO.
CHI SI VERGOGNERA' di me, IO mi vergognerò di LUI.
CHI SI VERGOGNERA' di me, IO mi vergognerò di LUI.
venerdì 5 ottobre 2012
BEATI COLORO CHE LO CONOBBERO SOTTO IL FICO
Qui termina veramente il cammino.
Il debito dell’iniquità è pagato all’iniquità.
Ma tu sai questo mistero. Tu solo.
(GIOVANNI 3 in Matteo 13, 41-43 e Giovanni stesso 1, 35-51)
giovedì 4 ottobre 2012
+
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
http://www.youtube.com/watch?v=1iOTfEXp3kA&feature=plcp
mercoledì 3 ottobre 2012
Quale DIO pre...GARE?
«In verità io so che è così: e come può un uomo aver ragione dinanzi a Dio?
Se uno volesse disputare con lui, non sarebbe in grado di rispondere una volta su mille.
Egli è saggio di mente, potente di forza: chi si è opposto a lui ed è rimasto salvo?
Egli sposta le montagne ed esse non lo sanno, nella sua ira egli le sconvolge.
Scuote la terra dal suo posto e le sue colonne tremano.
Comanda al sole ed esso non sorge e mette sotto sigillo le stelle.
Lui solo dispiega i cieli e cammina sulle onde del mare.
Crea l’Orsa e l’Orione, le Plèiadi e le costellazioni del cielo australe.
Fa cose tanto grandi che non si possono indagare, meraviglie che non si possono contare.
Se mi passa vicino e non lo vedo, se ne va e di lui non mi accorgo.
Se rapisce qualcosa, chi lo può impedire?
Chi gli può dire: “Cosa fai?”.
Tanto meno potrei rispondergli io, scegliendo le parole da dirgli; io, anche se avessi ragione, non potrei rispondergli, al mio giudice dovrei domandare pietà.
Se lo chiamassi e mi rispondesse, non credo che darebbe ascolto alla mia voce».
Tutto il giorno ti chiamo, Signore, verso di te protendo le mie mani.
Compi forse prodigi per i morti?
O si alzano le ombre a darti lode?
Si narra forse la tua bontà nel sepolcro, la tua fedeltà nel regno della morte?
Si conoscono forse nelle tenebre i tuoi prodigi, la tua giustizia nella terra dell’oblio?
Ma io, Signore, a te grido aiuto e al mattino viene incontro a te la mia preghiera.
Perché, Signore, mi respingi?
Perché mi nascondi il tuo volto?
Se uno volesse disputare con lui, non sarebbe in grado di rispondere una volta su mille.
Egli è saggio di mente, potente di forza: chi si è opposto a lui ed è rimasto salvo?
Egli sposta le montagne ed esse non lo sanno, nella sua ira egli le sconvolge.
Scuote la terra dal suo posto e le sue colonne tremano.
Comanda al sole ed esso non sorge e mette sotto sigillo le stelle.
Lui solo dispiega i cieli e cammina sulle onde del mare.
Crea l’Orsa e l’Orione, le Plèiadi e le costellazioni del cielo australe.
Fa cose tanto grandi che non si possono indagare, meraviglie che non si possono contare.
Se mi passa vicino e non lo vedo, se ne va e di lui non mi accorgo.
Se rapisce qualcosa, chi lo può impedire?
Chi gli può dire: “Cosa fai?”.
Tanto meno potrei rispondergli io, scegliendo le parole da dirgli; io, anche se avessi ragione, non potrei rispondergli, al mio giudice dovrei domandare pietà.
Se lo chiamassi e mi rispondesse, non credo che darebbe ascolto alla mia voce».
Tutto il giorno ti chiamo, Signore, verso di te protendo le mie mani.
Compi forse prodigi per i morti?
O si alzano le ombre a darti lode?
Si narra forse la tua bontà nel sepolcro, la tua fedeltà nel regno della morte?
Si conoscono forse nelle tenebre i tuoi prodigi, la tua giustizia nella terra dell’oblio?
Ma io, Signore, a te grido aiuto e al mattino viene incontro a te la mia preghiera.
Perché, Signore, mi respingi?
Perché mi nascondi il tuo volto?
martedì 2 ottobre 2012
L'INCARNAZIONE
UN’ ALA DI RISERVA
Voglio ringraziarti Signore, per il dono della vita.
Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un'ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati.
A volte nei momenti di confidenza oso pensare, Signore, che anche Tu abbia un'ala soltanto, l'altra la tieni nascosta... forse per farmi capire che Tu non vuoi volare senza me.Per questo mi hai dato la vita, perché io fossi tuo compagno di volo.
Insegnami allora a librarmi con Te perché vivere non è trascinare la vita, non è strapparla, non è rosicchiarla: vivere è abbandonarsi come un gabbiano all'ebbrezza del vento; vivere è assaporare l'avventura della libertà, vivere è stendere l'ala, l'unica ala con la fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te.
Ma non basta saper volare con Te, Signore: Tu mi hai dato il compito di abbracciare anche il fratello, e aiutarlo a volare. Ti chiedo perdono, perciò, per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi: non farmi più passare indifferente davanti al fratello che è rimasto con l'ala, l'unica ala, inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine e si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con Te: soprattutto per questo fratello sfortunato dammi, o Signore, un'ala di riserva.
Preghiera di mons. Tonino Bello, vescovo di Molfetta
(intendi l’aiuto che voglio darti? Chi ha orecchi intenda, ma soprattutto IL CORPO di NOSTRO PADRE che E' nei CIELI!)
lunedì 1 ottobre 2012
Con IL SOLITO x MESSO del SIGNORE
Un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi al Signore e anche Satana andò in mezzo a loro.
Il Signore chiese a Satana: «Da dove vieni?».
Satana rispose al Signore: «Dalla terra, che ho percorso in lungo e in largo».
Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, timorato di Dio e lontano dal male».
Satana rispose al Signore: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? Non sei forse tu che hai messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quello che è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e i suoi possedimenti si espandono sulla terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha, e vedrai come ti maledirà apertamente!».
Il Signore disse a Satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stendere la mano su di lui».
Satana si ritirò dalla presenza del Signore.Un giorno accadde che, mentre i suoi figli e le sue figlie stavano mangiando e bevendo vino in casa del fratello maggiore, un messaggero venne da Giobbe e gli disse: «I buoi stavano arando e le asine pascolando vicino ad essi. I Sabèi hanno fatto irruzione, li hanno portati via e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «Un fuoco divino è caduto dal cielo: si è appiccato alle pecore e ai guardiani e li ha divorati. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I Caldèi hanno formato tre bande: sono piombati sopra i cammelli e li hanno portati via e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I tuoi figli e le tue figlie stavano mangiando e bevendo vino in casa del loro fratello maggiore, quand’ecco un vento impetuoso si è scatenato da oltre il deserto: ha investito i quattro lati della casa, che è rovinata sui giovani e sono morti. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Allora Giobbe si alzò e si stracciò il mantello; si rase il capo, cadde a terra, si prostrò e disse:
«Nudo uscii dal grembo di mia madre,
e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto,
sia benedetto il nome del Signore!».
In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto.
Il Signore chiese a Satana: «Da dove vieni?».
Satana rispose al Signore: «Dalla terra, che ho percorso in lungo e in largo».
Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, timorato di Dio e lontano dal male».
Satana rispose al Signore: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? Non sei forse tu che hai messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quello che è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e i suoi possedimenti si espandono sulla terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha, e vedrai come ti maledirà apertamente!».
Il Signore disse a Satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stendere la mano su di lui».
Satana si ritirò dalla presenza del Signore.Un giorno accadde che, mentre i suoi figli e le sue figlie stavano mangiando e bevendo vino in casa del fratello maggiore, un messaggero venne da Giobbe e gli disse: «I buoi stavano arando e le asine pascolando vicino ad essi. I Sabèi hanno fatto irruzione, li hanno portati via e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «Un fuoco divino è caduto dal cielo: si è appiccato alle pecore e ai guardiani e li ha divorati. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I Caldèi hanno formato tre bande: sono piombati sopra i cammelli e li hanno portati via e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I tuoi figli e le tue figlie stavano mangiando e bevendo vino in casa del loro fratello maggiore, quand’ecco un vento impetuoso si è scatenato da oltre il deserto: ha investito i quattro lati della casa, che è rovinata sui giovani e sono morti. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Allora Giobbe si alzò e si stracciò il mantello; si rase il capo, cadde a terra, si prostrò e disse:
«Nudo uscii dal grembo di mia madre,
e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto,
sia benedetto il nome del Signore!».
In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto.
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